Archive for aprile 2008

La passeggiata

Con l’arrivo delle prime belle giornate è mia abitudine inaugurare la stagione con una bella passeggiata.
Mi alzo ed un caldo sole, già alto nel cielo, mi invita a partire. Così mi vesto con abbigliamento sportivo, indosso le cuffiette del mio lettore mp3 e parto.
Prendendo una pista ciclabile, mi dirigo verso una strada che porta in collina, attraverso un passaggio delimitato da un cancello di ferro battuto (dal tempo). La strada comincia subito a salire in mezzo a un immenso numero di piante di olivo ed il ritmo della musica detta l’andatura. Il fiatone comincia a farsi sentire. Intorno a me tutto è silenzio, il rumore delle auto che passano sulla strada provinciale comincia ad attenuarsi. Raggiungo il primo gruppetto di case, coloniche in fase di ristrutturazione, ma regolarmente abitate. Ci sono alcune auto parcheggiate fuori. Si sente il rumore di un tagliaerba che annuncia la presenza di una persona che sta lavorando nel giardino, per renderlo più accogliente, adesso che può cominciare a goderselo. In alto, sopra il davanzale di una finestra, una donna sitema le lenzuola e le coperte per farle stare un po’ all’aria, poi anche due cuscini bianchi. Dopo si ritrae, ritornandosene in camera a fare altre faccende.
Proseguendo, la strada si inerpica un po’. Ancora un’altra casa. Dalla porta esce una signora che, voltandosi e agitando il naso per aria, grida un nome verso una finestra posta al primo piano. Forse vuole svegliare suo figlio che, pigrone, ancora sta dormendo. Poi rientra. Svolto l’angolo di quella casa e, finalmente, la salita molla la presa e posso riprendere un po’ di fiato. Una breve discesa, poi di nuovo salita. Ai lati della strada ci sono delle reti metalliche; da una di queste pende un glicine, mentre un’altra delimita un recinto all’interno del quale alcune galline si litigano pochi chicchi di mais. In alto, alla mia destra, un pastore (ma è possibile?) sta pascolando alcune pecore. Sul cancello di una villa c’è un cartello che dice "attenti al cane". Passando vedo il cane e immagino che quel cartello sia un avvertimento per fare attenzione a non calpestarlo, tanto è piccolo. Mi sto avvicinando alla casa di riposo "forever" (il cimitero, tanto per intendersi). La costeggio e lancio un saluto e una preghierina a Tarcisio, mio suocero, che riposa lì da molti anni. La quiete è finita, comincio a rivedere le auto che circolano nelle strade più frequentate. Fino a quel momento ho pensato di essere solo, contornato dalla natura, ma sto tornando alla realtà. Decido di rinviare quel momento ancora per alcuni minuti, così prendo un vialetto fatto di tante mattonelle di legno rotonde, la sezione di un tronco; sembrano tante tessere di un mosaico, una accanto all’altra formano quel sentiero. Lo percorro per entrare all’interno del castello. Attraverso la piazza per riprendere una stradina in discesa, fatta di pietre. Lì faccio uno strano incontro: un cane mi annusa, si ferma un attimo e mi segue con lo sguardo mentro io continuo a camminare. Pochi attimi e prende la sua decisione: mi seguirà. Scendo buttando un occhio al nuovo compagno. Non mi fido di animali che non conosco, ma ha tutta l’aria di essere una cane ben addomesticato. Cerca di giocare, standomi alle calcagna e facendo una piccola corsetta che lo proietta qualche metro più avanti di me. Si ferma e mi aspetta, ma io non gli dò confidenza, nè gli dico una parola. Così decide di camminare avanti a me di una decina di metri, spostandosi quando a destra, quando a sinistra della strada per lasciare le sue tracce "liquide", come se volesse delimitare il suo territorio. Si cammina così per circa un chilometro. Nel frattempo il lettore mp3 mi ha abbandonato e adesso si rilassa nella tasca della mia felpa.
Mi sto avvicinando al paese, le auto sono più frequenti e i rumori si fanno più forti. In tanti adesso sono svegli e cominciano a muoversi, chi per raggiungere la chiesa, chi per andare al bar o a prendere il giornale. Il cane adesso è fermo sull’ultima curva, mi attende, mi guarda, mi annusa di nuovo, mentre io continuo senza fermarmi. Non sento più il rumore dei suoi piccoli passi alle calcagna; mi volto e con mia sopresa lo vedo ancora fermo su quella curva. Mi guarda e sembra che dica: "Amico mio, mi stai chiedendo troppo: tornaci tu in quel caos, io me ne tono indietro. Alla prossima!" Riprende la salita e scompare dalla mia vista. Mentalmente gli rispondo "Beato te, amico mio, non hai per niente torto, ma noi umani non abbiamo scelta".
La passeggiata è finita, è una splendida giornata di sole.
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Ho ricominciato a studiare

Dopo un po’ di tempo ho ripreso a studiare qualcosa.
Lo scopo è quello di migliorare il mio modo di scrivere. Non è niente di particolarmente difficile, solo un corso a fascicoli, ma spero che possa ugualmente essermi utile. Dopo aver letto le prime pagine mi sono reso conto di quante cose, istintivamente, abbia già applicato nei miei libri (Libri: mi sembra ancora una parola così importante, grande, come se appartenesse a tutti, ma non a me). Mi sento come un musicista che suona ad orecchio senza conoscere le note alle quali dà voce con il suo strumento.
Ogni tanto questa voglia di studiare riesce fuori con prepotenza. Forse è qualcosa che avrei voluto fare quando era il momento giusto e che invece non ho fatto. Circa un anno fa avevo pensato addirittura a intraprendere gli studi universitari. Poi riflettendo su tutto ciò che appartiene alla mia sfera personale, mi resi conto di quanto fosse impossibile. Però, con tutta sincerità, fu bello pensarci, cercare informazioni, cercare di scoprire i percorsi ed i corsi che avrei dovuto seguire. La sensazione che provavo era quella di una persona che si appresta ad intraprendere un viaggio e ne programma tutte le tappe. Per adesso mi accontenterò, poi chissà, forse un giorno… 
Dal mio cassetto, per ora, dovrò tirar fuori un altro sogno.