Archive for marzo 2009

Come in un libro…

In passato, in questo blog, ho parlato di quanto basti poco per rendere felice una persona: una telefonata, una parola, uno sguardo, un sorriso.
Ma spesso basta altrettanto poco per provare un certo scoramento, in assenza di quei piccoli gesti o di quelle parole.
Nel mio libro Nel mezzo della notte narravo la storia di tre amici che si danno appuntamento per venticinque anni dopo.
Ognuno di loro si avvicina a quella data con i suoi dubbi, le sue certezze, la sua storia, ma anche con la voglia e, allo stesso tempo, la paura di presentarsi.
Sì, la paura, la paura di rendersi conto che quell’amicizia non esiste più e che era stata solo idealizzata.
Ebbene, nei giorni scorsi, attraverso facebook, ho avuto la gioia di incontrare nuovamente, per ora solo in modo virtuale, un’amica che da tanto tempo non sentivo.
Poche battute, è vero, ma tali da far intuire che quel feeling non è andato perduto.
 
Dedicato a lei:
 
 
 
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Scultori di parole

Nel mio tentativo di girovagare da un blog all’altro, scrivendo un po’ qua, un po là, oggi vi rimando a Makitevole, dove ho parlato delle mie sensazioni provate guardando una trasmissione televisiva che aveva come protagonista Roberto Saviano, autore del libro Gomorra, con la partecipazione di due ospiti d’eccezione: Paul Auster e David Grossman.

Un altro libro…

… è stato inserito ne "Le pagelle":
Se una notte d’inverno un viaggiatore di Italo Calvino.
 

Una giornata speciale

Dai Sara, prendi lo zaino che è ora di partire.
Accidenti, Sara, aspettami, ho dimenticato la borsetta.
Te li sei asciugati bene i capelli? Sì? Bene, il panino è in macchina, la bottiglietta dell’acqua è accanto  al cambio.
Ci vediamo alla "P" del parcheggio, così sali, tiriamo dritto e facciamo prima.
Arrivo fra dieci minuti, fatti trovare pronta giù al portone.
Mi dispiace, sono in ritardo.
BASTA!
 
Oggi no.
Alle 12,30 esci dall’ufficio e vai al posto dell’appuntamento. E’ presto, così ti metti comodo ed inizi a leggere un libro. Fa caldo, decidi di toglierti il giubbotto e ti rimetti a leggere. Poco dopo senti bussare al finestrino. Ti giri e vedi un ragazzo di colore che ti chiede dei soldi e vuole venderti dei fazzoletti. E’ vestito molto pesante, con un cappellino verde, di lana, a forma di zuccotto, in testa. Gli dici che non hai niente e quello, subito, abbassa la testa e se ne va.  Ci ripensi, metti le mani nella tasca e prendi i pochi spiccioli che hai. Lo richiami e quello arriva di corsa. "Tieni" gli dici. " Ho solo questi, ma non voglio i fazzoletti". Ti ringrazia tre volte e se ne va.
Guardi l’orologio; ancora pochi minuti. Smetti di leggere e aspetti che Sara esca da scuola. Poco dopo arriva, con passo svelto.
– Com’è andata?
– Normale.
Capita di rado di mangiare insieme a lei, a pranzo solo quando è festa. Oggi è diverso e te la vuoi proprio gustare questa occasione.
Mentre lei ripassa, tu guidi, direzione fast food. Oggi pranzerete insieme. E provi un senso di complicità che ti fa sorridere. Hai alcune ore a disposizione e sai già che la maggior parte le dovrai passare in macchina ad aspettare. Ma non ti importa. Oggi farai qualcosa insieme a lei.
Il fast food è pieno di persone.
– Accipicchia, da dove esce fuori tutta quella gente? Sai cosa facciamo, Sara? Entriamo dal McDrive e saltiamo la fila.
E così fai, poi con il sacchetto dei panini e delle patatine vi sistemate al parcheggio e mangiate in santa pace.
Durante il pranzo, se così si può chiamare, conversate e tu cerchi di non entrare sull’argomento dell’esame che deve sostenere di lì a pochi minuti.
Ripartite e arrivate a destinazione.
Ci sono già altri ragazzi. Una mamma, ansiosa, fa le ultime domande sulla lezione al figlio, rendendo ansioso pure lui. Ma non se ne rende conto. Tu fai alcuni passi indietro e chiami Sara. Le dici di non ascoltare nessuno, ma di restare concentrata su ciò che ha imparato.
Finalmente aprono. Lei sale, tu ti rimetti in auto a leggere.
Dopo oltre un’ora i ragazzi cominciano ad uscire.
Tu li guardi. Uno sorride, compone un numero sul cellulare e poi parla, agitando un cartoncino di colore verde.
Poi un altro, sorridente, col cartoncino verde in mano.
E’ il turno di una ragazzina, triste, accompagnata dalla madre, con una busta bianca in mano.
Hai capito. Il verde significa che l’esame è superato, il bianco che va ripetuto.
Quando Sarà sbucherà da dietro la siepe di pyracantha, capirai com’è andata guardando cosa tiene in mano.
Eccola finalmente.
Ma lei ha le mani in tasca. Sembra che voglia prendersi gioco di te. Mentre si avvicina vedi che sorride.
E’ verde! Pensi. Poi un amico la prende in braccio e l’alza.
E’ andata! E quando ti è vicina il suo sorriso illumina il suo viso.
E’ contenta e mostra il suo cartellino verde, il patentino. E tu sei contento più di lei. Le fai una carezza.
Sta crescendo e comincia ad affrontare i primi esami.
Per te, genitore, non finiscono mai.
Ma che gioia!
 

Oh! Bravo Gigi Proietti!

E proprio vero!
I grandi artisti sanno dare voce a quello che noi non sappiamo dire.
Gigi Proietti, dall’alto della sua bravura, ne è stato un esempio in uno spettacolo che ha avuto ed ha successo da molti anni.
 
E come cantava Eros Ramazzotti:
Dedicato a tutti quelli che…
 
 
 
Scusate il francesismo, ma quando ce vo’, ce vo’!
Buona visione!
 
 
 
 

Quello che si conta o quello che conta?

Ho appena proposto, sul Rifugio, una riflessione sui valori.
Rimando là chi è interssato a leggere.
Potete lasciare anche dei commenti, se lo desiderate.

I grandi scrittori…

… hanno il dono di saper dare voce a pensieri e sentimenti che spesso non riusciamo ad esprimere.