Archive for maggio 2009

Tratto da “L’eleganza del riccio” di Muriel Barbery

Questo libro offre vari spunti di riflessione. Qui riporto un pensiero che sento particolarmente vicino:
 
"Per la prima volta ho incontrato qualcuno che cerca le persone e che vede oltre.

Non vediamo mai al di là delle nostre certezze e, cosa ancora più grave, abbiamo rinunciato all’incontro, non facciamo che incontrare noi stessi in questi specchi perenni senza nemmeno riconoscerci. Se ci accorgessimo, se prendessimo coscienza del fatto che nell’altro guardiamo solo noi stessi, che siamo soli nel deserto, potremmo impazzire.

Io invece supplico il destino di darmi la possibilità di vedere al di là di me stessa e di incontrare qualcuno."
 
 
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Scurano Cult Fest – Sabato 1 agosto 2009, ore 17,30

Quando cominciai a scrivere non pensavo che ciò accadesse, ma fra poco dovrò attraversare gli Appennini per andare a presentare i miei libri e me stesso.
 
 
 
 
 

Qualche volta…

Una canzone, un pezzo del tuo passato

 
Mi capita spesso di ascoltare la radio in auto durante i tanti piccoli viaggi che faccio dalla mattina alla sera. Canzoni, notiziari, pubblicità, voci.
Oggi ho intercettato la canzone degli Spandau Ballet che hanno segnato la mia vita, perchè è grazie a loro e ad un loro concerto saltato che ho avuto la fortuna di cominciare a fare sul serio con la ragazza che in seguito è diventata mia moglie.
Le loro canzoni hanno fatto da colonna sonora ai primi anni del nostro fidanzamento.
A questo brano in particolare è legato un episodio. 
Era da poco uscito l’album, era inverno. Io avevo finito il servizio di leva da pochi mesi e, vestito di tutto punto, all’epoca uscivo solo se mettevo la cravatta, partii da Pistoia per andare a Firenze, destinazione Fortezza da Basso, dove Cinzia stava partecipando, con la scuola, ad una fiera. In auto ascoltai la cassetta degli Spandau, più di una volta, perché il traffico e la pioggia mi impedirono di arrivare in tempo. Quando giunsi alla biglietteria mi informarono che erano in chiusura e non era possibile entrare. In un ultimo tentativo di convincerli, dissi: "Ma dentro c’è la mia fidanzata". Chissà cosa mi credevo di aver detto! 
Uno di loro mi guardò e, con la lingua tagliente dei fiorentini, mi rispose:" Non ti preoccupare, sopravviverà!"
Io non ero riuscito ad attraversare le barricate.

Chiedi alla polvere (John Fante)

Una piacevole lettura.
Ne "Le Pagelle", o cliccando qui sotto,  le mie impressioni.
 

Cicli che si chiudono, cicli che si aprono

Ogni anno, in questo periodo, cominciano a chiudersi le attività che, anche se non portate avanti direttamente, coinvolgono tutta la famiglia.
Oggi è stata la volta del nuoto di Sara. Ultima gara stagionale. Sì, è vero, ci saranno da disputare i campionati nazionali, ma quelli sono vissuti più come un viaggio premio che come una competizione. Lì, come da nessun’altra parte, vale il concetto che l’importante è partecipare, tutto quello che viene in più è tanto di guadagnato.
Mi ricordo che un paio di anni fa, quando Sara terminò la scuola media, le dissi scherzando, ma non troppo, che si stava chiudendo un’epoca. Mi riferivo al fatto che non sarei più andato a riprenderla a scuola per riportarla a casa; alle superiori sarebbe tornata da sola. Ma anche alle superiori mi è rimasto un giorno, uno solo, in cui vado a riprenderla: il sabato. Dal prossimo anno nemmeno quello, quindi anche quest’anno si chiuderà un’epoca. Di anno in anno c’è qualcosa che non faremo più, mentre faremo qualcosa di nuovo rispetto all’anno precedente. Così alcuni cicli si chiudono, mentre altri se ne aprono.
I figli crescono, e noi con loro.

9 maggio 2009 : ritrovarsi dopo tanto tempo

Ehi, avevi detto che avresti scritto qualcosa sull’incontro con i tuoi compagni di classe per festeggiare i venticinque anni dal diploma. Ti sembra esagerato? Pensi che per gli altri sia stato un pranzo come tanti altri? E’ probabile, tutto è opinabile e ci sono persone che la pensano in maniera diversa, ma tu devi descrivere i sentimenti e le sensazioni che hai provato tu. Non ti va? D’accordo, allora seguimi, facciamo quattro passi, ti dico io quello che è successo.

 
 

Ti ricordi cosa hai scritto in “Nel mezzo della notte?” Ogni incontro porta con sé speranza e paura.

Speranza di rivedere qualcuno dopo tanto tempo e accorgersi che un certo feeling esiste ancora, a dispetto della lontananza e del tempo che è passato.

Paura di rendersi conto che quel feeling è andato smarrito o non è mai esistito, ma era solo il frutto della tua fantasia o di un ricordo memorizzato in maniera distorta.

Ogni incontro porta con sé anche carichi di emozioni diverse.

Quando ciò accade per la prima volta dopo molti anni, entrano in gioco tanti fattori fra i quali l’attesa, la curiosità, l’imbarazzo, anche, di non essere riconosciuti o di non riconoscere qualcuno, la paura di non sapere cosa dire.

Quando il primo scoglio è superato e ti rivedi dopo soli pochi anni, ti avvicini all’evento in maniera più distaccata. Però, quando arriva il momento di ritrovarsi faccia a faccia, ti accorgi nuovamente che il tempo trascorso è come il periodo delle vacanze estive. Non sembrano passati anni, ma solo due o tre mesi. Allora ricominci e ti sembra di riprendere un discorso lasciato in sospeso solo alcune settimane prima. E ti lasci andare, l’adolescente che è in te esce fuori in barba a quello che sei, a quello che sei diventato o a quello che eri.

Li vedi con qualche ruga in più o qualche capello in meno e ti sembra che siano così da sempre; ascolti quelle voci, le risate, e se chiudi gli occhi ti accorgi che sono sempre state così, non sono cambiate per niente.

Il tempo scorre, il pranzo è già finito, ma la voglia di parlare, di raccontarsi, di conoscere quella parte che ti è sfuggita per una lunga distrazione, è ancora intatta. E allora vai avanti.

Poi guardi l’orologio, un riflesso condizionato dalla frenesia di oggi, e ti rendi conto che è arrivata l’ora di rincasare. Avresti voluto ritardare questo momento, ma, ahimè, è una legge più grande di te alla quale non puoi sottrarti.

Il tempo è passato, inesorabile, non ti ha concesso nulla in più.

Baci, abbracci, saluti, un agitar di mani che si dissolve in lontananza.

E anche tu riprendi la tua via, con lo sguardo gioioso ed un sorriso soddisfatto sulle labbra, mentre dentro di te, con il ritmo dettato dal battito del tuo cuore, scorrono le immagini di quella giornata, tante fotografie da mettere in una nuova pagina dell’album della tua vita.