Archive for giugno 2009

Accade al Rifugio

Gli eventi di questi giorni mi hanno riportato alla mente due episodi che avevo raccontato in "Quattro passi": uno legato ad una canzone di Michael Jackson, l’altro al periodo degli esami di maturità. Così ho inserito due post al Rifugio.
 
 
 
A chi ne ha voglia, buona lettura!
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L’ultima battaglia, dietro le quinte

L’ultima volta che avevo preso parte ad una recita risale a… anni fa.

Allora ero ragazzino, il teatro era il nudo salone della scuola elementare.

Ieri sera, a distanza di tempo, si è ripetuta l’esperienza.

Dopo alcuni mesi di prove è andata in scena “L’ultima battaglia”, tratta dall’ultimo libro de "Le cronache di Narnia".

Molte persone, circa duecento, hanno collaborato a questo spettacolo, da coloro che hanno recitato a quelli che hanno lavorato affinché tutto fosse fatto nel miglior modo possibile.

Il teatro, questa volta, era la chiesa, appositamente trasformata per l’occasione.

L’appuntamento era fissato per le 16,00 per fare l’ultima prova, quella generale, ma sono andato un po’ prima. I lavori fervevano e tante persone si affannavano per mettere a punto le ultime cose. Io avevo il ruolo del soldato, ma i veri protagonisti erano i ragazzi. Gli adulti, tranne alcuni, erano personaggi di minor importanza o comparse.

Poi le ultime raccomandazioni del regista, il nostro parroco Don Alessandro, e la prova è partita.

Ad essere sincero provavo una specie di ansia, quella sana tensione che precede un evento che però permette di rimanere concentrati. Non sono certo che i ragazzini la provassero. Per loro, forse, era tutto un grande gioco e a nulla valevano gli inviti a farli tacere per seguire meglio le battute.

Alla fine, alcuni piccoli rilievi in vista della “prima”, gli ultimi aggiustamenti, poi tutti a cena nel salone della parrocchia, dove altre persone volenterose avevano preparato cose semplici da consumare insieme.

Dopo aver mangiato, ognuno di noi è andato ad indossare il costume, poi in sala trucco, quindi a fare qualche foto in allegria.

Il tempo è passato e l’ora è giunta. Il Don ci ha radunati nel salone, gli ultimi suggerimenti, una preghiera e…sotto a chi tocca!

I costumi erano fantastici, le scenografie, finalmente con le luci giuste, facevano tutto un altro effetto: era tutto molto bello.

Dalle quinte, poco dopo le 21,15, ho sentito la musica che segnava l’inizio. Lo spettacolo era cominciato. L’audio, non perfetto nelle retrovie, ci costringeva a strane manovre per seguirlo, ma un grande schermo, sul quale venivano proiettate le immagini riprese, ci dava una mano.

Finalmente è arrivato anche il mio turno, ma l’ansia del pomeriggio era svanita, c’era solo la voglia di fare bene.

Lo spettacolo è scivolato via fino alla fine ed è sembrato più rapido del solito, un po’ come quelle cose belle che finiscono in fretta. Beh, un po’ più breve lo è stato veramente, ma solo una parte degli addetti ai lavori se ne è reso conto. Un canto e alcune letture lo hanno chiuso definitivamente.

Io sono andato a salutare alcune persone in platea e poi mi sono messo seduto su una panca, cercando di osservare tutto quel via vai di gente che, contenta per la buona riuscita dello spettacolo, sorrideva a destra e a sinistra, salutando e facendo alcune foto per ricordare la serata.

Poi, insieme ad altre persone, ho aiutato a smontare tutto quanto.

La quiete era tornata. Si sentivano i rumori degli avvitatori elettrici, dei martelli, dei trapani, il chiacchiericcio delle donne che ripiegavano le tende che avevano fatto da sfondo alle scene, il rumore del nastro adesivo che aveva unito la stoffa posta sul pavimento e che veniva tolto, le conversazioni delle persone che stavano smontando e che si impartivano ordini e suggerimenti a vicenda, e quelle delle signore che stavano ripulendo.

Le panche sono state rimesse al loro posto e la chiesa ha assunto nuovamente il suo normale aspetto, anche se c’era ancora da fare un po’.

Mi sono seduto, insieme ad altri, riflettendo su quella cavalcata iniziata alcuni mesi prima e conclusa da pochi minuti, pensando a quello che questo spettacolo mi ha fatto scoprire, alla gente che ho conosciuto o che ho conosciuto meglio, alla bella sensazione di aver contribuito, anche se in maniera molto marginale, a realizzare qualcosa insieme a tante altre persone, unite da un unico intento.

Spero che quella sensazione non svanisca presto e che possa durare anche una volta terminata l’onda emotiva dell’evento.

Mia figlia, soldatessa pure lei, era già andata via con alcuni suoi amici alla scoperta di una pasticceria non molto lontana. Io e mia moglie, dopo aver dato la buonanotte, siamo usciti per tornare a casa. Non ho fatto caso ai rintocchi del campanile.

Davanti alla chiesa c’erano solo le macchine di chi stava ancora lavorando all’interno, le luminarie erano ancora accese. Poco più avanti una bancarella per la vendita dei dolci aveva già chiuso e le frange colorate del suo tetto venivano agitate dal vento.

Tutto intorno il fruscio delle foglie cadute dagli alberi che, agitate dalle forti raffiche, davano vita a curiosi balletti sull’asfalto della piazza.

Una strana rilassatezza

Uffa, ora no. Sì, quello lo faccio dopo.

Accidenti, ho poca voglia di fare tutto. Che succede?

Una strana rilassatezza, come se sentissi il bisogno di rallentare, di riposare un po’.

Eppure non ho fatto niente di particolare, “le solite cose” direi se qualcuno me lo domandasse.

Per quanto riguarda mia figlia, l’anno scolastico è terminato, con qualche giorno d’anticipo per la partecipazione ai campionati di nuoto, ultima  piccola appendice che segna la fine anche della stagione sportiva. E lo sappiamo, il tempo da dedicare ai figli è sempre tanto, una dedizione in cui quantità e qualità devono andare a braccetto.

E per quanto riguarda me? Ancora qualche prova per la recita, ma ormai è questione di una settimana; il libro è terminato, dopo varie riletture, e ora devo solo aspettare i tempi tecnici affinché veda la luce.

Forse questa concentrazione di attività che finiscono ha causato questa rilassatezza, dopo avermi tenuto attivo, scattante, per gran parte dell’anno.

Fra pochi giorni dovrò pensare solo a svolgere il mio lavoro e continuare a fare la solita attività fisica fino alla scadenza dell’abbonamento in corso, ovviamente senza tener conto, in questo ragionamento, delle esigenze familiari.

 

A questo punto mi sono fermato per rileggere il testo e, dopo averlo fatto, ho avvertito una sensazione diversa da quella che provavo quando ho iniziato a scriverlo. Infatti ho sentito risuonare, dentro la mia testolina, una frase: “Però, che giornata vuota!”

Per ora cercherò di godermi questo fine settimana; lo passerò per la maggior parte del tempo seduto sulle tribune di una piscina, ma il fatto di trascorrerlo in una località diversa dal solito me la farà sembrare un anticipo delle ferie che verranno più avanti.

Poi, ne sono quasi certo, dovrò inventarmi qualcosa per riempire “alcuni vuoti”.

L’eleganza del riccio

Ho terminato di leggere il libro "L’eleganza del riccio" di Muriel Barbery. Le mie impressioni di lettura sono qui o in "Le pagelle di Ben".
 
 

Lettere e mail

La comodità e le maggiori opportunità che offre il computer, la velocità di comunicazione, oppura la bella grafia, il fascino suscitato da una lettera scritta a mano, il suo invio per posta e l’attesa per la risposta.
Ho provato a parlare di questo in un post al Rifugio