Archive for luglio 2010

Lo specchio della luna

L’ultimo atto è consumato.
Tutti se ne sono andati.
Hanno ripreso la loro strada, la stessa percorsa per lungo tempo insieme a te.
Adesso sei disteso nel tuo letto, con le braccia incrociate dietro la testa, appoggiate sul cuscino, e fissi la luna attraverso la finestra aperta, una bella luna piena che risalta nel cielo buio e limpido di una mite notte d’estate.
La fissi e ti sembra che quella si avvicini, come i tanti ricordi belli che, uno dietro l’altro, scorrono nella tua mente, in un breve lasso di tempo che pare lungo un’eternità.
Un leggero battito di ciglia ti risveglia e ti sembra che quella si allontani, ricacciata indietro come quel momento che, imminente, porta con sé l’ansia dell’ignoto.
La luna ha già percorso una curva nel cielo e la voce del campanile ti sussurra che è tardi, che è ora di dormire. Chissà quante altre volte te lo ha detto, ma in questa notte quel rintocco sembra diverso, più gentile.
Decidi di seguire il suo consiglio, ti alzi e vai verso la finestra. Indugi ancora un attimo e fissi di nuovo la luna prima che un lento movimento delle braccia l’accompagni fuori dalla stanza.
Il tuo viso si riflette sul vetro formando per un istante un sol volto con quella sfera luminosa immobile nel cielo.
Sorridi e lei ricambia. Ti rimetti giù e lei riprende il suo cammino.
Domani un’altra luna sorgerà.
 

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Il blog va in vacanza!

Tornerò a settembre, con un’idea che mi ronza in testa e, forse, con delle novità da condividere.
Ogni tanto entrerò e se avrò qualcosa da scrivere la scriverò.
 
Amiche e amici miei, vi abbraccio!
 

 
Buone vacanze!
 

Quando il silenzio parla

Durante queste sere estive ho avuto modo di starmene fuori, sulla mia terrazza.
Pensavo ed ascoltavo il silenzio, quello dentro di me.
E mi sono accorto che quel silenzio mi diceva tante parole.
Pensieri, ricordi, progetti, persone, episodi, tante, tante cose.
Quel silenzio… parlava.
 
 
   
 Ci sono cose in un silenzio
che non m’aspettavo mai.
 

Da “Quattro passi”: quel 2 luglio di venticinque anni fa

Era giunto il momento ed il 3 luglio 1985, mercoledì, si avvicinava a grandi falcate: destinazione Chieti.

Avrei voluto che quella data non arrivasse mai: stare lontano da casa, lontano da Cinzia, lontano da tutti, per svolgere un servizio che ritenevo inutile.

Avevo avuto anche la possibilità di poter scegliere di farlo più vicino, ma quando mio padre mi prospettò quella eventualità dissi di no, decidendo che avrei accettato qualsiasi posto. Un anno sarebbe comunque passato in fretta.

Nei giorni prima della partenza, attraverso la radio, conobbi un altro ragazzo di Pistoia che, come me, era destinato a Chieti, con partenza il solito giorno, e che, come me, si chiamava Roberto. Fissammo di ritrovarci alla stazione la notte della partenza.

Con Cinzia mi salutai il giorno prima.

Non volli che venisse a salutarmi alla stazione, anche perché partivo a notte fonda, da Prato, e lei abitava a Scandicci. I miei invece mi accompagnarono al gran completo.

Era una notte calda. Ero vestito con dei jeans ed una maglietta gialla ed avevo una borsa, con  il minimo indispensabile dentro. Strano, mi ricordo come ero vestito, cosa che abitualmente non mi succede.

Arrivai alla stazione che era più o meno mezzanotte. C’era poca gente, quasi tutti militari in partenza per svariati posti d’Italia. Arrivò anche Roberto.

Il treno partì puntuale, direzione Bologna, fino a Pescara, per proseguire in autobus fino a Chieti. Dovevamo essere in caserma di mattina presto, entro le 9,00.

Salutai in modo sbrigativo i miei genitori e mio fratello, in modo da non rendere troppo lungo e pesante quel momento. Sapevo che li avrei rivisti uno o due mesi più tardi.

Con Roberto salimmo sul treno e cercammo uno scompartimento dove sistemarci. Ci accomodammo e non mi affacciai al finestrino per gli ultimi saluti con il treno che parte. Non volli vedere le mani dei miei che si agitavano per salutarmi.

Da quel momento avrei dovuto cavarmela da solo, per cui preferii un distacco netto, senza tanti fronzoli, come era nel mio carattere. E dopo pochi minuti ero già calato nella nuova “parte”.

Avevo portato con me una fotografia di Cinzia, che le avevo fatto durante una nostra gita al Lago Trasimeno, una delle nostre prime uscite. Ancora oggi ho in casa quella foto, ritagliata e incastonata dentro una scatola dei Baci Perugina a forma di cuore che trasformai in porta fotografie.