Archive for aprile 2012

O viandante…

… che cosa ti spinge ancora ad accendere il computer per scrivere qualcosa sul tuo blog?
E’ sempre più faticoso continuare, ma tu non vuoi lasciare, è più forte di te!
Non riesci proprio ad abbandonare quell’intimo luogo, quel ritrovo, quella piazza dove ritrovarsi per scambiare due parole.
Forse perché anche questo ha contribuito ad un cambiamento e, che tu lo voglia o no, fa parte di te.
Forse solo per una parola data, scritta in quelle prime righe virtuali, quando l’entusiasmo per un’avventura che stava iniziando era alle stelle.
O viandante, finché non ti darai la risposta continua a scrivere.
Scrivere: sembra una parola di un tempo lontano.

Quattro passi… con Ben – Sessantaseiesima puntata

Pepe lavorava in cucina, non riusciva ad ambientarsi, così telefonava spesso a sua madre, e altrettanto spesso piangeva. Era piccoletto e tutti gli incutevano timore, ma nessuno voleva fargli del male o infastidirlo. Gli cucimmo addosso uno scherzetto.

Prestando la sua opera al fortino, non saliva mai dalle parti del comando, e quindi leggeva le notizie solamente dai messaggi appesi in bacheca, nei corridoi delle camerate. Lì venivano appese tutte le comunicazioni.
Così per alcuni giorni, incontrandolo…
“Porca miseria, chissà dove ci manderanno!” cominciai.
“E soprattutto chi ci manderanno!”
“Mah, si dice  quelli che fanno meno turni di guardia, ad esempio gli autisti e i cucinieri.”
“Anche gli autisti? Allora tocca anche a me?” intervenni.
Pepe abboccò e domandò:
“Di che cosa parlate! Dove ci mandano?”
“Eh caro Pepe, mi sa che io e te ce la dobbiamo fare, non si scansa!” gli risposi scuotendo la testa in segno di rassegnazione.
“Ma cosa? Parlate!”
“Vedi, al comando si vocifera a proposito di una esercitazione, molto tosta. Ma non si sa ancora niente. Federico sta con le orecchie tese, ma per ora non trapela niente. Comunque fra pochi giorni sapremo di che cosa si tratta. E allora saranno dolori per alcuni di noi!”
Lo tenemmo sulla corda per un paio di giorni, poi arrivò l’ordine ufficiale appeso in bacheca, con tanto di carta intestata e timbri originali.
Fu letto dai soldati e subito iniziarono le urla di rabbia da parte di alcuni, quelli cioè che erano stati scelti per quella particolare cosa.
“Lo sapevo! Fra tutti quelli che ci sono, solo i toscani e i romani sono stati scelti! Bastardi, branco di raccomandati!!”
L’ordine impartito era perentorio: campo a Vipiteno, al confine con l’Austria per il tempo di un mese e tutti i permessi e le licenze per i prescelti sarebbero stati sospesi fino a nuovo ordine. Fra i nominati c’ero io, oltre a Federico, lo Squalo, il Killer, Capotosti (di Roma) e naturalmente Pepe.
“Pepe, è arrivato l’ordine che aspettavamo, porco boia; vai, vai a leggere anche tu!” gli dissi incrociandolo nel corridoio.
“Cosa dice?” rispose con tono ansioso.
“Dice che ce l’hanno messo nel di dietro! Addio licenza!”
L’arrabbiatura sembrava vera in tutti noi complici di questo scherzo.
Lasciammo Pepe solo davanti alla bacheca, guardandolo da lontano per vedere la sua reazione.
“Nooooooooo!”
Aveva letto.
“E mo’, che faccio, chi glielo dice a mi’ madre?” e mettendosi le mani fra i capelli iniziò a piangere e a disperarsi.
Gli andammo incontro per consolarlo.
“Dai Pepe, non te la prendere, e poi ci siamo anche noi. È andata così, vedrai, un mese passa in fretta. Anche se…” lasciai la frase in sospeso.
“Anche se?” chiese impaziente.
Ed io conclusi dicendo: “Federico ha sentito dire, al comando, che il periodo potrebbe raddoppiare, speriamo almeno che ci rimpiazzino con qualcun altro.”
Se possibile, sbiancò ancora di più.
“Due mesi? Lassù fra i monti? Ma io esco pazzo! No, no, io non ce la faccio. E mo’ devo dirlo a mamma! Dio, Dio!”
Andò a prendere i gettoni e si precipitò al telefono.
“Mamma, so’ io! ‘Sti bastardi mi mandano a Vipiteno per un mese, per un campo…(iniziò a piangere)… Come faccio a stare calmo? Forse i mesi sono due, io m’ammazzo, nun gliela faccio, a mà! Sì, ci sono anche altri, ma sono abituati a fare le guardie quasi tutte le notti, io invece sto in cucina, sto. Poi mi mettono in punizione e non torno più a casa!! Ciao mamma … sì, sto calmo… ti faccio sapere, va bene. Ciao.”
Terminò la telefonata, ma i singhiozzi si fecero più frequenti e così decidemmo che era giunto il momento di dire basta.
“Killer, vai a togliere il foglio dalla bacheca e portamelo, per favore” dissi.
Me lo portò e con quello andai da Pepe e davanti ai suoi occhi lo strappai.
“Pepe, era uno scherzo!”
In pochi secondi realizzò e riprese colore, e con gioia, riprese i gettoni e di nuovo telefonò.
“Mamma, non è vero niente, mi hanno fatto uno scherzo, m’hanno fatto, ‘sti bastardi!”
Appena riagganciò lo abbracciai per rincuorarlo e gli dissi:
“O Pepe, ma come sei bischero! Tu sei sempre a piangere, per qualsiasi cosa. Tu sei grande ormai!”
“È più forte di me, però avete esagerato.”
“Sì, però tu ci sei cascato proprio bene!”
E così, tenendo un braccio l’uno sulla spalla dell’altro, ci incamminammo verso le camerate.

Domande?

Partendo da alcune domande ricevute da una lettrice del Rifugio, mi è venuto in mente di fare un post come spazio per chi avesse delle domande da farmi (che si possano fare su uno spazio aperto a tutti come un blog. Insomma, domande a modo).

Se vuoi partecipare anche tu, cambia canale e portati su Il Rifugio.

 

Vogliamo dare voce a quel sospiro?

Alcuni giorni fa, sul Rifugio, feci un sospiro, senza dare ulteriori spiegazioni. Ebbene, oggi voglio dare voce a quel sospiro.

Negli ultimi anni, dopo una galoppata fatta di scrittura, mi sono preso un periodo per cominciare a fare qualcosa di nuovo, investendo su un certo tipo di formazione.
Così ho frequentato una scuola di formazione teologica, della durata di tre anni, terminata da poco con qualche settimana di anticipo rispetto alla naturale chiusura, che si è rivelata molto interessante e anche molto utile per portare avanti gli incontri con i bambini per la Preparazione alla Prima Comunione e alla Cresima.
Sempre a seguito di quella che io chiamo la scoperta della dimensione dell’altro, ho fatto altri corsi, quali quelli per soccorrere le persone nel quotidiano e in casi di calamità.
Oggi, mi sento una persona diversa da quella di tre anni fa, che già mi sembrava diversa da quella di nove anni fa, quando iniziai a scrivere.
Durante questo percorso ho conosciuto persone nuove con le quali ho avuto ed ho il piacere di condividere certe scelte, soprattutto per motivazioni comuni che mi hanno permesso di stabilire con loro un grande feeling, da subito, a prescindere dal sesso e dall’età.
E’ stato un periodo duro, perché mi ha richiesto tanto tempo, che ho sottratto da quel poco libero che avevo, e tanta energia. Ma la mia famiglia mi ha sostenuto e l’ha condiviso con me, spronandomi, quando ci voleva, a portare avanti il cammino intrapreso.
L’aver ritrovato qualche sera di libertà mi dà l’impressione di avere tanto tempo a disposizione, magari per riposare un po’.
Invece, come era già avvenuto in passato, quando tutto sembra finito è allora che stai per cominciare. Infatti altri progetti sono all’orizzonte.
Ma se non avessi intrapreso quel percorso?
E dove mi porterà ancora?

Buona Pasqua!

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