Archive for maggio 2012

In silenzio

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Mi sarebbe piaciuto

Stasera, in un teatro non molto lontano da qui, si svolge un incontro dedicato al dono della scrittura. Ad animare la serata Stefano Benni e Daniel Pennac. Ho cercato di comprare i biglietti, qualche giorno fa. Niente da fare: tutto esaurito. Un vero peccato ma, tenendo presente che la capienza del teatro è di circa 850 persone, sono rimasto piacevolmente sorpreso, perché non immaginavo che la scrittura “tirasse” così tanto. Quelli sono numeri da eventi musicali, teatrali, o comunque spettacolari.
Che considerazione fare?

Quattro passi… con Ben – Sessantanovesima puntata

E così mi aggiunsi al gruppo, al quale dovevamo dare un nome.
Io proposi il nome “Re-Ri Band” che era una sintesi del nome della caserma ed inoltre era molto orecchiabile. Incontrai i favori del gruppo ed il nome fu quello.
La prima cosa era fatta.
Nei giorni successivi cominciammo a mettere a punto i brani musicali da preparare, pensando anche al tipo di pubblico che avrebbe assistito allo spettacolo e cioè tutti militari di professione con le rispettive famiglie, “obbligati a partecipare”, e i soldati di leva rimasti in servizio per consentire ad un’altra buona parte di andare in licenza per le feste natalizie.
Lo spettacolo, il cui titolo era “Aspettando la cometa”, era previsto per la vigilia di Natale, e noi avevamo circa tre settimane per preparare tutto. Il tempo non era tanto, ma fummo esonerati spesso dai servizi per fare le prove. Avevamo attrezzato una stanza accanto al ristorante e lì ci riunivamo in tutti i momenti liberi.
Un giorno, durante le prove, irruppe improvvisamente il comandante.
“Buongiorno ragazzi. Sono venuto a sentire a che punto siete. Fatemi ascoltare qualcosa che avete preparato.”
Fummo colti di sorpresa. Non avendo a disposizione gli spartiti, tutte le canzoni dovevano essere imparate a memoria, e pur avendone provate alcune, queste erano ancora in fase di studio.
Biagio, per questo motivo, improvvisò un valzer con la fisarmonica suonando da solo.
“Sì, va bene, ma fatemi sentire qualcosa che fate in gruppo.”
Partimmo con Poster di Baglioni, ma il sergente steccò subito alla grande.
“Sergente Pucci, ma proprio lei…” disse il comandante scuotendo la testa.
Riprovammo ma non venne bene.
“Mamma mia! Siete un disastro. Se avete preso questi giorni come una vacanza, scordatevi la licenza, tutti quanti!” disse alterato, agitando freneticamente le mani.
Il sergente Pucci cercò di giustificarci: “Signor Comandante, dobbiamo provare, non abbiamo gli spartiti e non abbiamo mai suonato insieme fino alla scorsa settimana. Insomma abbiamo bisogno di un po’ di tempo.”
“Siete un disastro. E non scordatevi la canzone natalizia: quella la voglio in tutti i modi. Non ha importanza quale, ma deve essere fatta bene. Avete capito?”
“Sì, signor Comandante. Abbiamo capito” rispose il sergente.
“Bene. Sarà meglio per voi!”
E così dicendo se ne andò via sbattendo la porta.
Quella sfuriata fu una scossa salutare per il gruppo, e la voglia di fargli vedere che non eravamo poi quel disastro che aveva detto ci ispirò. Così venne fuori il repertorio.
Il primo brano ad essere terminato fu la sigla dello spettacolo.
Era composto da due canzoni, di due gruppi molto in voga a quei tempi, unite e mixate tra loro, con cambio di ritmo fra la prima e la seconda. Giocammo molto su questi cambi di ritmo all’interno dello stesso brano, facendo così anche per la canzone natalizia che stava tanto a cuore al comandante.
Nacque quasi per caso; infatti mentre stavamo pensando a quale fare, Biagio partì in sordina suonando la tastiera. Dopo poche battute partì Ernani, che simulò, incrociando le corde della chitarra, il suono delle campane. Poi gli altri uno ad uno, ed infine io con la batteria.
Lavorammo su quelle entrate, una successiva all’altra, fino a suonare tutti insieme, per tornare poi, in una specie di percorso a ritroso, alla sola tastiera.
Venne bellissimo, il brano più bello di tutti. E dietro a quello gli altri, da Vasco Rossi a Baglioni, da Renzo Arbore a Ron e così via.
Il repertorio era pronto. Non erano tante le canzoni che dovevamo fare in gruppo, e non erano sufficienti a riempire tutta la serata, ma Biagio, con la sua fisarmonica, sapeva tanti di quei brani, da fare una serata da solo. Io scrissi una storiella utilizzando i doppi sensi dei cognomi degli ufficiali della caserma, come ad esempio Gelato, Silvestro, La Triglia, Dell’Orso, incastonandoli in una trama che li vedeva coinvolti tutti. Poi avrei dovuto recitarla parlando con la voce di Beppe Grillo.

Avvertire e sentire

A volte capitano avvenimenti strani. Magari cerchi di fare qualcosa e non riesci a combinare niente pur provandoci. Passa il tempo e smetti di provare, ma continui per la tua strada. E scopri, senza cercarle, nuove situazioni, provi nuove emozioni, conosci nuove persone e senti che cresce la fiducia intorno a te, ti senti coinvolto e vieni coinvolto, anche quando non te lo aspetti, perché non hai fatto niente o perché non hai nessuna esperienza in quello che ti viene richiesto. E ti domandi se sarai all’altezza.
Avverti la fiducia.
Senti la responsabilità.

Quattro passi… con Ben – Sessantottesima puntata

Ero di guardia al Taliedo in una notte fredda di autunno.
Il caporale Ernani, come spesso accadeva in questi casi, aveva portato con sé un mangianastri per rendere più piacevole (o meno spiacevole) il turno.
Lui amava particolarmente la musica rock, di quella un po’ pesante, di gruppi che nemmeno conoscevo. Mise una cassetta ed incominciò a canticchiare. Io cominciai a battere le mani sul materasso del letto, come se stessi suonando la batteria, andando a ritmo. Lui continuò, poi ad un tratto spense il mangianastri ed esclamò: “Porco zio, ma sei un batterista?”
Io, sul momento, pensai di avergli dato fastidio.
“Oh, scusa; non pensavo di darti tanta noia.”
“Ma cosa dici! Sei forte! Andavi perfettamente a tempo. Ma tu suoni le percussioni?”
“No, mi è sempre piaciuta la batteria, ma non l’ho mai suonata, e nemmeno vista da vicino.”
“Accidenti! Dai che rimetto la cassetta e la rifacciamo.”
Dopo il piccolo concerto, Ernani mi disse:
“A Natale dobbiamo fare uno spettacolo in caserma. Siamo io, Amadoro, Parisi, Leonetti e il sergente Pucci. Leone suona la testiera e la fisarmonica, Amadoro il basso, Parisi la chitarra ed io la batteria. Però a me piacerebbe suonare la chitarra elettrica; il sergente è il cantante. Se tu provassi a suonare la batteria io suonerei la seconda chitarra. Lo sai che forte che sarebbe?! Che ne pensi?”
Io feci il primo calcolo che mi passò per la testa: “Se suono per Natale, poi vado in licenza per l’ultimo dell’anno!” pensai. E subito dopo dissi:
“Ok, per me va bene, ma tieni conto che non ho mai suonato.”
“Non ti preoccupare, tanto dovremo fare un po’ di prove prima di Natale. Domani andiamo dal sergente e glielo diciamo.”
Così cominciai ad immaginarmi al “comando” di una batteria, e solamente all’idea mi gasavo di brutto, perché questo poteva conciliare due desideri in un colpo solo: farmi suonare uno strumento che avevo sempre amato, ma troppo ingombrante e rumoroso per poterlo mettere in casa ed imparare, e l’altro passare l’ultimo dell’anno, cioè il giorno più atteso di tutti, insieme a Cinzia, magari a qualche festa o in qualche posto particolare.
Il giorno successivo andammo dal sergente Pucci per proporre questa cosa. Ernani gli spiegò la situazione, ma il sergente era un po’ scettico, così volle farmi una specie di colloquio, che più che altro fu un interrogatorio, botta e risposta.
“Così tu vorresti suonare la batteria?” iniziò.
“Sì” risposi.
“Però non l’hai mai suonata fino ad ora.”
“È vero, non l’ho mai suonata.”
“Hai studiato musica?”
“Alle medie.”
“Sai suonare uno strumento?”
“Sì, il flauto.”
“Lo hai suonato in una banda?”
“No, lo suonavo alle medie.”
“Mi prendi per il culo?”
“No, non mi sognerei mai di farlo. Tu mi hai fatto delle domande alle quali io ho risposto, dicendo le cose come stanno. Ti chiedo solo di farmi provare, se poi non va, voi non perdete niente e Ernani suonerà la batteria come avevate deciso di fare in partenza.”
Intervenne quest’ultimo, dicendo: “Dai Angelo, nessuno qui è professore di musica, tutti facciamo del nostro meglio; fallo provare!”
“Mah!” disse il Pucci. “Non sa la musica, non ha mai suonato la batteria, dice che conosce solo il flauto, ma che figura ci faccio io con il comandante?”
“Non gli dici niente. Facciamo due prove, e alla fine lo informi.”
“Ok, facciamo così.”

Abbi cura di te

Io strade bianche
corro in libertà
ma una persona è qui
sempre qui
la madre mia
e la voce con qui
disse a me:
“Abbi cura di te”.

Basta poco

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Giornata piovosa, una pioggia continua che non ha dato tregua. E la mia giornata?
Mattinata con Messa per la vestizione dei nuovi confratelli della Misericordia, poi giro del paese a sirene spiegate per inaugurare un nuovo mezzo adibito ai servizi sociali, dopo la benedizione di rito. Al rientro pranzo in sede. Il tempo di andare a casa e rivestirsi in… borghese e via, al campino della parrocchia a vedere giocare a calcio i ragazzi, sotto una pioggia battente, partita valida per un torneo parrocchiale. Niente di più povero, niente di più semplice.
E adesso? E adesso in tuta e ciabatte, al tavolo a scrivere sul blog, con mia moglie che ricama sul divano sul quale siede anche mia suocera che guarda la tv. Da poco è rientrata anche mia figlia, anche lei “in tribuna” al campino, che si è tolta gli abiti bagnati e che si sta sedendo davanti a me con le cuffiette del lettore mp3 nelle orecchie.
A molti una giornata così sembrerebbe noiosa da morire.
A me basta poco.