Archive for settembre 2012

Quattro passi… con Ben – Ultima puntata

E così è terminata la sfida con la memoria.
Durante questo viaggio all’indietro nel tempo, ho ripercorso tappe più o meno importanti della mia vita, ricordando più di quello che avrei potuto immaginare all’inizio di quest’avventura.
Ovviamente non tutti i dialoghi sono andati come sono stati scritti, poiché dopo tutto questo tempo era quasi impossibile ricordarli correttamente.
Altri li ho dovuti adattare per esigenze, per così dire, letterarie, servendomene per esprimere idee, sentimenti, pensieri, azioni e sensazioni di allora.
Spero di aver riportato gli avvenimenti nel modo più reale possibile, ed in questo senso ce l’ho messa tutta per farlo, ma può anche capitare che si memorizzino le cose in un modo che poi risulta essere diverso dalla realtà dei fatti.
Se così fosse stato, chiedo scusa a chi, essendo stato protagonista insieme a me di quei frangenti, si trovasse a leggere queste mie righe non riconoscendo ciò che ho descritto.
Mi sono fermato appositamente al periodo del servizio di leva come ultima tappa, perché rappresenta per me una specie di barriera che divide gli anni della spensieratezza, quelli in cui siamo ragazzi senza responsabilità se non quella di portare a termine gli studi, da quelli in cui bisogna mettere in pratica ciò che abbiamo imparato, con l’aumento progressivo delle responsabilità. In poche parole, il periodo in cui da ragazzi si diventa adulti.
Quello che mi ha favorevolmente colpito di questa mia esperienza, unica ed ultima come alcune altre che ho precedentemente descritto, è il fatto che sono emotivamente vivo, vale a dire che ripensando a quei periodi ho spesso provato le emozioni di allora, sentimenti di gioia per i momenti belli e commozione per altri più intensi.
Questo a mio avviso significa che sono attaccato, in un certo senso, a ciò che mi ha coinvolto in passato, soprattutto se questo passato era fatto di eventi positivi.
Quelli negativi, anche se presenti dentro di me, è come se fossero stati accantonati da qualche parte.
Tutto ciò però non significa che io sia rimasto “legato” al mio passato, alla mia primavera: mi sono voltato indietro solamente per ricordarlo, ma non per rimpiangerlo, perché ogni epoca deve essere vissuta al momento giusto, ed ogni momento fa parte di una continua evoluzione e crescita alle quali non ci si può sottrarre, perché è giusto e naturale che sia così.
Il mio modo di essere e di pensare, il mio comportamento ed il mio carattere, non hanno subito grandi cambiamenti, mantenendo una coerenza di fondo alla quale si è unita, con il passare degli anni, la maturità tipica degli adulti.
Di quegli anni mi rimane l’unico rammarico di aver perso per strada alcune amicizie che avrei desiderato far continuare nel tempo; ma non è detta l’ultima parola, e se questo mio libro contribuisse in qualche modo a questo scopo, allora sarebbe valsa veramente la pena di scriverlo.
Infine, due paroline a Sara, mia figlia, che ogni tanto è venuta a sbirciare mentre scrivevo, incuriosita da ciò che stavo facendo:
“Non sono uno scrittore, non ho la pretesa di esserlo. Attraverso queste pagine credo però che tu possa imparare a conoscere come era, molti anni fa, il ragazzo che in seguito è diventato tuo padre.
Adesso sono un po’ diverso da allora, ma i valori in cui credevo sono gli stessi in cui credo oggi e sono quelli che sto cercando di trasmetterti.
Se sei arrivata a leggere questa ultima pagina significa che hai avuto la volontà (o il coraggio) di leggere il libro. Spero che ti sia piaciuto, perché è dedicato a te.
In caso contrario ti chiedo scusa per averti annoiato.
Comunque sia tienilo di conto, e quando non ci sarò più rileggilo ogni tanto: ti ricorderai di me e sarà come se io ti continuassi a parlare.
Ti voglio bene Sara,  questo non lo dimenticare mai.”
 
 Inizialmente stampai una sola copia di “Quattro passi”. 
La regalai a Sara per il suo undicesimo compleanno.
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Settembre canterino, come viene viene

Mamma mia che settembre. Sapevo che sarebbe stato intenso, ma non così tanto!
Qualcosa era previsto in questo scorcio d’estate, ma qualcos’altro no. E così, dal punto di vista musicale, ci sono state delle sorprese.
Era previsto che Giancarlo ed io cantassimo ad una festa di battesimo. Che divertimento! Abbiamo cantato per oltre quattro ore, ci siamo divertiti e, a quanto ci risulta, abbiamo fatto divertire. Eravamo in uno stato di grazie speciale, ogni cosa, anche le canzoni mai provate, ci venivano bene. Credo che sia qualcosa di irripetibile.
Ma il bello doveva venire il giorno successivo. Alla Festa dell’uva, a causa del brutto tempo, viene a mancare l’orchestrina. Discutiamo sull’eventualità di aprire o tenere chiuso lo stand dei bomboloni. Poi uno dice: “Certo, se ci fosse un po’ di musica per attirare gente in giardino, allora si potrebbe anche aprire.”
Rispondo “Se è per questo credo che si possa rimediare, fammi fare una telefonata.”
Così chiamo Giancarlo, sono quasi le 20 e lui è a farsi un aperitivo in città. Però dice che ci sarà, forse con un po’ di ritardo. Rispondo che, in tal caso, inizierò da solo.
Bene, la serata è nostra! Vado a casa, mi cambio, prendo il mio pc e torno di fretta per montare l’impianto.
Giunge l’ora, così inizio da solo, pochi minuti dopo arriverà anche Giancarlo.
Ma c’è qualcosa di magico nell’aria, come il giorno precedente. La gente chiede di ballare e noi non abbiamo brani ballabili, da sala, nel nostro repertorio. Così rovistiamo nel computer alla ricerca di questo tipo di brani e cominciamo a cantarli, brani conosciuti ma nemmeno mai aperti. Improvvisiamo e giochiamo sul fatto di mettere qualcosa che non sappiamo bene cosa sia. Questo diventerà il gioco della serata e punto di feeling con il pubblico che, a volte, porge l’orecchio per cercare di indovinare il ballo che andremo a mettere di lì a poco. Ne esce una serata quasi tutta improvvisata, fino a quando la pioggia farà scappare tutti quanti.
Dopo la festa di battesimo e la serata danzante, è arrivata la ciliegina sulla torta: domenica scorsa abbiamo cantato ad una festa di un matrimonio.
Che dire: se avessimo avuto un impresario probabilmente non avremmo avuto tante chiamate.
Sicuramente ci saremmo divertiti meno.

Quattro passi… con Ben – Settantacinquesima puntata

“Fino a qui ho scritto le varie puntate senza fare nessun commento o premessa. Questa volta mi prendo la libertà di scrivere qualche parola per dire che, a differenza delle altre puntate, quella che segue è la versione integrale di un intero capitolo che giungeva a questo punto della storia.”
17.
Il salto
I
Se vi è capitato di salire in aereo forse avrete notato che, di tutte le file dei sedili, manca la numero diciassette. Così io, con questo libro, farò come i costruttori: salterò questo capitolo e non lo scriverò.

Ma che sapore ha una giornata uggiosa

Dopo mesi si rivede la pioggia, arrivata insieme a settembre.
Le calde serate ci lasciano, rispuntano le magliette un po’ più pesanti.
Alcuni si sono già rintanati in casa.
Le note risuonano ancora dove c’è una festa di paese,
ma i tavoli mostrano segni di solitudine.